Le piante prodigiose del Giardino della Minerva a Salerno

Foto di apertura: Italia, Salerno, Vista dal basso del Giardino della Minerva, Credits Maria Rossi Gargano, Aprile 2015

Nella parte alta di Salerno, lungo l‘asse degli orti cinti e terrazzati, che dalla Villa comunale salgono verso il Castello di Arechi, si trova il Giardino della Minerva, un gioiello di piante officinali, risalente al 1300. All'epoca il Maestro medico Matteo Silvatico, insigne rappresentante della Scuola Medica Salernitana, creò il suo giardino dei semplici (ossia piante non composte), con finalità curative.

Al momento il Giardino vanta 218 specie vegetali, che potrete ammirare nei diversi periodi dell'anno e che potrete portare a casa con voi per una deliziosa degustazione, grazie alle tisane in vendita nel negozio all'interno del Giardino.

Per arrivare: di fronte alla Villa Comunale prendete l'ascensore, che vi eviterà la ripida salita. All'uscita, invece, scendete a piedi per i vicoli del centro storico. Biglietto di ingresso a pagamento € 3.

Le piante prodigiose del Giardino della Minerva a Salerno

 

Estratto dal sito del Giardino (http://www.giardinodellaminerva.it/introduzione.html):

"La scalea, che collega ed inquadra visivamente i diversi livelli del giardino è costruita sulle mura antiche della città e permette un’ampia e privilegiata visione del mare, del Centro storico e delle colline. Un complesso sistema di distribuzione dell’acqua, composto da canalizzazioni, vasche e fontane (una per ogni terrazzamento), denota la presenza di fonti cospicue che hanno permesso, nei secoli, il mantenimento a coltura degli appezzamenti. Il sito è inoltre dotato di un particolare microclima, favorito dalla scarsa incidenza dei venti di tramontana e dalla favorevole esposizione, che, ancora oggi, consente la coltivazione di specie vegetali esigenti in fatto d’umidità e calore.

 

La terapeutica medievale salernitana e, di conseguenza, anche gli studi di Botanica medica, si fondano essenzialmente sulla “dottrina dei quattro umori” basata a sua volta sull‘antica “teoria degli elementi”. E’ con Pitagora di Samo ed i suoi seguaci della scuola di Crotone che si perfeziona, verso la metà del VI secolo a.C., la dottrina collegata al concetto di “armonia” che regge e governa la composizione della materia; un’armonia non statica ma che si trova in un continuo equilibrio instabile, risultato dell’antagonismo bilanciato di forze opposte che sono insite nelle cose. L’armonia che regge l’Universo regge anche l’Uomo, dandogli la salute, e il turbamento di questo equilibrio provoca la malattia. Ma l’influenza dei Pitagorici sulla Medicina va oltre. Per loro, la vita è costituita da quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua, cui corrispondono quattro qualità: secco, freddo, caldo e umido. Gli umori (sangue, bile nera, bile gialla e flegma) corrispondono ai quattro elementi (aria, terra, fuoco e acqua) e possiedono le stesse caratteristiche. Gli umori e, quindi, gli elementi sono poi in rapporto diretto con le cosiddette “qualità primarie” da loro possedute: caldo, freddo, umido, secco. La combinazione di questi quattro umori determina il “temperamento” dell’individuo, le sue qualità mentali e il suo stato di salute.

 
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Contraria contrariis curantur
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Il corpo umano è, quindi, governato dalla presenza dei quattro umori e un loro disequilibrio genera nel paziente lo stato patologico. La malattia, intesa come abbondanza di un umore nei confronti degli altri, deve quindi essere contrastata usando un prodotto (sia esso “semplice” o “composto”) di natura opposto all’umore in surplus. Da ciò deriva l‘importanza di classificare i “semplici” vegetali con lo stesso criterio utilizzato per lo studio degli umori dell’uomo. Ci saranno perciò semplici caldi e umidi, caldi e secchi, freddi e umidi e freddi e secchi.

Le aiuole del primo terrazzamento (...) ben si prestano per tale rappresentazione didattica. Si può così spiegare le fondamenta teoriche della cura vigenti presso la Scuola Medica. "

 
 
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